page 30 of 36
aiuto   stampa   indice   inizio


Riferimento 2.

PRESENTAZIONE DELLA PRIMA EDIZIONE ITALIANA
Casa Editrice Europea, Roma 1990





   E’ ancora valido il Pentagramma come denominatore comune della cultura musicale?
   A sollevare il dubbio è il musicista cinese Wu Dao-Gong che, col Trattato sull’Esagramma, propone l’aggiunta di un rigo al vecchio Pentagramma nell’intento di fornire alla notazione musicale un accresciuto rigore, una maggiore pulizia e immediatezza sia per la composizione e la lettura, sia per la fase dell’apprendimento.
   Nell’era dell’informatica e del più straordinario sviluppo dei modelli di divulgazione dall’epoca di Gutenberg, il linguaggio musicale non poteva rimanere escluso dal processo a cui sono stati sottoposti i diversi sistemi di comunicazione. Nessuna meraviglia, dunque, che l’esame critico abbia investito anche il più solido monumento della rappresentazione grafica delle note musicali, attorno al quale si è raccolto l’universale consenso delle culture, pur nel rispetto delle singole tradizioni, dei diversi generi e stili melodici. La supposizione che il Pentagramma abbia subíto un certo grado di obsolescenza, più che gesto dissacrante e iconoclastico va considerato un atto di omaggio al sistema di espressione musicale fiorito in Occidente circa mille anni fa, e affinato attraverso continui perfezionamenti. La proposta innovativa costituisce infatti un ennesimo contributo a migliorare il modello come tante volte è avvenuto nel passato, senza alterarne il prototipo essenziale.
   Dei tre sistemi fondamentali di rappresentazione musicale: quello alfabetico, adoperato in origine, e che fu comune alla tradizione cinese, indiana ed ellenica; quello numerico, che fiorì tra il XIV e il XVII secolo, ma il cui uso fu limitato agli strumenti a corda come la viola, il liuto e la chitarra; e, infine, quello costruito con segni convenzionali, che si affermò a partire dal secondo millennio dell’era cristiana, quest’ultimo ha finito per prevalere estendendo la sua fruizione a tutti i popoli civili. Prima della consacrazione definitiva del Pentagramma, la tipologia convenzionale che prese corpo con l’invenzione del rigo, della notazione musicale e del solfeggio, ideati da Guido d’Arezzo nell’XI secolo, ha mutato più volte il numero delle righe, la forma dei caratteri, da quadrati a rettangoli, a tondi, e, per qualche tempo, anche il colore delle linee. Ma proprio questa lunga storia di variazioni e di ritocchi autorizza a coltivare con fiducia l’ipotesi che la comunità musicale internazionale voglia prendere in benevola considerazione la teoria dell’Esagramma.

   Wu Dao-Gong, professore di violino, di violino cinese tradizionale e compositore, diplomato e poi concertista presso l’Accademia musicale di Anhui, dal 1983 risiede a Roma, dove ha proseguito gli studi di perfezionamento e specializzazione con il grande violinista maestro Arrigo Pelliccia dell’Accademia Nazionale di «Santa Cecilia», e ha approfondito l’aspetto ideografico della notazione musicale. La realizzazione del modello innovatore è il risultato di un felice incontro tra gli elementi della tradizione e della razionalità, propri della cultura musicale occidentale, con alcuni temi originari della civiltà cinese in funzione catalizzatrice e nel rispetto della fondamentale intelaiatura della notazione musicale universalmente diffusa.
   La struttura formale dell’Esagramma sfrutta infatti tutte le virtù del Pentagramma, in particolare il nucleo della sua logica formale e matematica, arricchita dal sistema di pensiero filosofico e dalla modalità deduttiva dello Yi Jing e del “Ba Gua”, che introduce principii come: il concetto del tutto, il concetto temporale-ritmico, il concetto di versatilità e il concetto dell’unità degli opposti; il pensiero sistematico, l’idea di gradualità e l’idea del ciclo periodico; la teoria del centro, la figura simmetrica, il principio di equilibrio, il principio di equivocità e il principio di complemento reciproco ecc.. I vantaggi che l’Esagramma può arrecare all’intero quadro della civiltà musicale contemporanea riguardano sia il campo educativo e professionale, sia quello dell’editoria specifica, non esclusa l’utilizzazione delle tecniche computerizzate, che ne risultano grandemente agevolate. Eliminando o riducendo l’aggiunta di righe supplementari, la notazione esagrammatica semplifica infatti l’apprendimento della conoscenza musicale e razionalizza la trascrizione a stampa delle partiture riducendo i tempi della composizione grafica. Inoltre la sua struttura può essere applicata a tutti i registri reali comprendenti il pianoforte, l’organo, l’armonio, l’arpa, la celesta, lo xilofono, i campanelli ecc. La comparsa della Notazione dell’esagramma non è il prodotto di una moda e neanche il simbolo di una corrente effimera ma, assunta al momento giusto, aspira ad essere un valido contributo allo sviluppo della cultura musicale universale.

page 30 of 36